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Programmazione annuale. Storia nel primo biennio

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Spazio docente - insegnare storia

Una guida per aiutare il docente a far fronte ai problemi sorti con la riorganizzazione dei programmi di storia nel primo biennio: come prepararsi in modo adeguato senza sacrificare la didattica e rispettano i tempi.


L'insegnamento della storia nel biennio risulta spesso penalizzato da questioni come la formazione non specifica dei docenti nel campo della storia antica (soprattutto fuori dall’ambito del liceo classico) e come la subordinazione alle materie letterarie (nelle scuole di ogni ordinamento). Un’ulteriore penalizzazione è stata apportata dall’accorpamento con la geografia e dal conseguente ridimensionamento del quadro orario a disposizione (benché in sé tale accorpamento non sia affatto privo di fondamenti epistemologici). Il notevole aumento della quantità di saperi e la necessità di distribuirli in modo più efficace ha poi costretto a comprimere in due anni un programma di storia che va dal Vicino oriente antico all’XI secolo d.C. (le conseguenze sono state particolarmente negative per la storia medievale, che oggi risulta enormemente sacrificata) e che deve comprendere anche le civiltà extraeuropee e l’educazione alla cittadinanza: tutte cose opportune nell’ottica di un consapevole inserimento dello studente nel contesto socio-politico in cui vive e di uno sguardo storico che tenga conto della globalizzazione e della crisi dell’eurocentrismo, ma che appesantiscono ulteriormente un programma già molto nutrito.

Forse, però, il problema più grave è di carattere culturale ed è costituito dalla scarsa percezione del valore formativo della storia come disciplina, che consiste a mio parere, per dirlo molto sinteticamente, da una parte nella maturazione della consapevolezza del proprio passato, dall’altra nell’acquisizione, attraverso il processo di indagine e di ricostruzione, di una ben formata attitudine critica. Questa scarsa percezione – che è della società, delle famiglie, talvolta delle stesse istituzioni educative, dalla scuola all’università – si riflette sulla generale difficoltà degli studenti a “pensare storicamente”. È facile notare come oggi gli studenti non abbiano strumenti sufficienti per incontrare, comprendere adeguatamente e valutare criticamente le esperienze che si collocano in un tempo diverso dal loro: appiattiti sulla contemporaneità, non hanno consapevolezza del percorso storico che ha condotto all’esperienza sociale e politica in cui sono immersi, non sanno guardarla con distacco critico, tendono ad assolutizzarla e a valutare tutto con la lente deformante del presente (un esempio: Pericle ha voluto la guerra del Peloponneso, quindi non era un democratico; ma nell’antichità sono proprio i democratici a essere bellicisti…). Penalizzata dalla crescente marginalizzazione nei percorsi di formazione, la storia è un insieme confuso di eventi e di personaggi, dove non si riconosce uno sviluppo organico sulla base del rapporto di causa/effetto né un’organizzazione cronologica, e dal quale non è possibile attingere né gli strumenti per leggere e interpretare il presente (operazione per cui la conoscenza del passato, nei suoi vari aspetti, svolge un ruolo imprescindibile), né alcuna consapevolezza identitaria.

Quanto alle conoscenze geografiche, alla maggiore consapevolezza su temi di geografia umana e ambientale (le forme di insediamento, il riscaldamento globale, le energie rinnovabili…) fa riscontro la grave perdita di competenze in ambito di geografia fisica: non si sa più collocare un fiume, una montagna, una città, un gruppo linguistico, e lo spazio come teatro della storia e più in generale dell’esperienza umana diviene sempre più vago e indeterminato. Mi sembra dunque molto urgente mettere in atto un buon consolidamento delle conoscenze storico-geografiche: la loro insufficienza, infatti, porta con sé un’estrema difficoltà di contestualizzazione spazio-temporale che inficia la capacità di comprendere adeguatamente qualsiasi problematica culturale. Ma come intervenire su questa situazione, mettendo insieme esigenze diverse: interessare gli studenti mantenendo lo spessore epistemologico alla disciplina, svolgere il programma in modo adeguato e rispettare tempi inevitabilmente limitati?

[...]

Cinzia Bearzot

***

da NS 1, Settembre 2015

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