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L’Europa romana senza muri

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

 

Spazio docente - insegnare storia

 
 

Il Mediterraneo è stato caratterizzato fin dall’antichità dalla mobilità, un fenomeno che ha portato a spostamenti di singoli individui, di piccoli gruppi e di popoli interi. Dalla discesa nel bacino del Mediterraneo delle popolazioni indoeuropee alla grande colonizzazione greca, dalla conquista dell’Oriente da parte dei Greco-Macedoni prima e dei Romani poi alle invasioni barbariche, questi fenomeni di mobilità hanno determinato nel tempo la configurazione complessa che quest’area presenta alla fine del mondo antico.
Può essere utile riconsiderare il problema, dato che, come ben sapeva Tucidide, nella storia i problemi dell’uomo si ripropongono costantemente “secondo la natura umana”, che costituisce appunto la costante del divenire storico. Prescindendo dai precedenti storici, in età contemporanea solo in tempi relativamente recenti la nostra società, che ha tardato più di altre a divenire multietnica, si è dovuta confrontare con l’arrivo di genti diverse, in forma più meno massiccia. Ma è ormai quotidiano il problema della relazione con stranieri che, a seconda dei casi, sentiamo più o meno vicini sul piano etnico, linguistico, religioso, culturale, sociale e rispetto ai quali viviamo un sentimento di maggiore e minore estraneità. Il confronto con l’esperienza del mondo antico offre, nonostante la diversità dei contesti, elementi di confronto e spunti di riflessione su questioni di accoglienza, di convivenza e di integrazione.
Greci e Romani hanno reagito in modo diverso a questi fenomeni. I Greci ebbero in genere un atteggiamento di chiusura verso lo straniero, l’“altro” per sola appartenenza politica (il Greco di altra comunità, che è comunque “straniero”) o anche per lingua, etnia, cultura (il barbaro). La loro forte consapevolezza identitaria si traduce prevalentemente in senso di superiorità e in timore della contaminazione. Se si escludono situazioni “di frontiera”, come l’Asia Minore e le aree coloniali occidentali e orientali, dove l’interazione è un dato quasi inevitabile, in genere si registra convivenza senza assimilazione e segregazione etnico-politica. Ciò risulta particolarmente evidente nella città, che costituisce una struttura politica di per sé esclusiva: di Atene si è potuto dire di recente, e non senza ragione, che la sua concezione di cittadinanza è di tipo “razziale”, e quindi per sua natura chiusa. Questo non significa che allo straniero non sia accordata protezione: nella città greca lo straniero è una risorsa, i cui servizi sono necessari, spesso molto apprezzati e ricompensati con una serie di privilegi. Ma l’atteggiamento mentale indirizza verso una separazione che viene insistentemente sottolineata sul piano istituzionale (per esempio, con il pagamento di tasse e il diverso trattamento giuridico) e il cui superamento va incontro a tenaci resistenze.
 

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Cinzia Bearzot

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______________________
* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).