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Copernico e la rivoluzione involontaria

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Prosegue il viaggio attraverso i secoli e la storia della scienza con il racconto di come l’astronomo Copernico decise di proporre l’ipotesi eliocentrica, di quali difficoltà incontrò nel strutturarla e di come si realizzò la diffusione del suo pensiero.
Il signor Koppernigk era, con buona probabilità, l’individuo più conservatore della sua epoca. Proprio per questo si ritrovò a fare la rivoluzione. Questo il fatto nudo e crudo, nella sua paradossale quanto innegabile essenzialità. Resta ora da vedere come ciò sia stato possibile e perché in genere venga raccontata tutta un’altra storia.
 
VITA DI UN MISANTROPO DI SUCCESSO

Niccolò CopernicoNicolas Koppernigk, oggi per tutti Copernico, era nato nel 1473 a Torun, cittadina di popolazione prevalentemente tedesca fondata sull’estuario della Vistola dai Cavalieri Teutonici, ma annessa al Regno di Polonia pochi anni prima della sua nascita, per il che Germania e Polonia ancor oggi se ne contendono i natali (benché la storia sembri dar chiaramente ragione alla seconda). Di carattere poco allegro, scontroso e misantropo come pochi, la sua vita fu così povera di avvenimenti significativi che può essere riassunta in poche righe. Dopo un’infanzia anonima e ritirata, Copernico decise ben presto di intraprendere la carriera
ecclesiastica, sperando di poter trarre vantaggio dai buoni uffici dello zio Lucas Watzelrode (1447-1512), vescovo della vicina Frauenburg, nella provincia dell’Ermland, che in effetti all’età di soli ventiquattro anni gli fece ottenere il titolo di canonico insieme a una piccola rendita e al possesso di un appartamento nella torre della mura della cattedrale, di cui il giovane Nicolas prese possesso nel 1497, interrompendo senza troppi rimpianti gli studi di matematica e astronomia che aveva intrapreso presso l’Accademia di Cracovia sotto la guida dell’astronomo polacco Wojciech Brudzewski (1445-1497). E da lì non si sarebbe più mosso, se non fosse stato che per un ecclesiastico, per giunta nipote di vescovo, era sconveniente non possedere un titolo di studio.

Com’era allora abituale per le persone di un certo livello, decise dunque di recarsi in Italia, il Paese che allora vantava (bei tempi!) le più prestigiose università del mondo, scegliendone due fra le più antiche e nobili, quelle di Bologna e di Padova, dove, secondo il costume dell’epoca, studiò un po’ di tutto, laureandosi infine in diritto canonico il 13 maggio 1503, però (bei tempi quanto si vuole, ma tutto il mondo è paese) a Ferrara, dove non aveva fin lì mai messo piede, ma dove, in compenso, l’esame era più facile e meno costoso. Nel 1506, a soli trentatré anni, decise che di avventure ne aveva ormai avute più che a sufficienza e, abbandonati a metà gli studi di medicina, tornò a Frauenburg, rinchiudendosi – con somma soddisfazione propria e un po’ meno di suo zio, che sperava per lui ben altra carriera – nella sua amata torre, da cui non uscì più fino alla morte, avvenuta nel 1543, lo stesso anno in cui apparve il suo libro De revolutionibus orbium coelestium, in cui, per la prima volta in tempi moderni, veniva avanzata l’ipotesi che il Sole e non la Terra stesse al centro dell’Universo. 

[...]

 

Paolo Musso


***


Da NS 8, aprile 2015, pp. 63-68.

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* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).