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Programmazione annuale. Filosofia: Boywood

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Spazio docente - Insegnare Filosofia

Lo sguardo stupito sul mondo è ciò che dà il via alla riflessione filosofica e che anima i protagonisti del film Boyhood di Richard Linklater.

Tra i molti piaceri suscitati dalla visione di quella sorta di celebrazione della vita ordinaria che è il pluripremiato film di Richard Linklater Boyhood, ce n’è uno specificamente riservato alle persone dotate di temperamento filosofico. È una soddisfazione sottile che scaturisce dalla possibilità di osservare la filosofia intrufolarsi nella vita delle persone in una forma ancora non intaccata dal professionismo accademico e dal suo inevitabile impulso disciplinatore.

L’intrusione avviene in più punti del film (che, per i pochi che non lo sapessero, è stato girato dallo stesso cast nell’arco di dodici anni e tratteggia la parabola esistenziale di un ragazzino dai 7 ai 18 anni). Gli eccessi della ragione filosofica si profilano, per esempio, quando a 10 anni il protagonista, Mason Jr, in un momento di intimità domanda al padre, con un piglio da realista diretto, se nel mondo esista davvero la magia. Di fronte alla risposta sofisticata, da realista interno, di Mason Sr («Che cosa ti fa pensare che gli elfi siano più magici di una creatura strana come una balena?»), il bambino chiude il discorso con una domanda che non lascia scampo alle buone intenzioni del genitore: «Ma, voglio dire, precisamente in questo momento, non ci sono elfi nel mondo, giusto?» («No, tecnicamente, nessun elfo» è la conclusione sconsolata del padre).

Ma la vocazione filosofica di Mason, la sua weirdness, diventa evidente soprattutto nell’adolescenza, quando, complice la passione per la quadratissima Sheena, si manifesta sotto forma di intricate riflessioni sul conflitto fra ricerca dell’autenticità e pressioni conformistiche della società o nell’ipotesi estrema che, in realtà, gli esseri umani siano ormai diventati delle appendici delle macchine computazionali, veri e propri robot biologici. L’apice di questa parabola Mason lo raggiunge a 18 anni, quando, piantato da Sheena, ha una conversazione rivelatrice con il padre:

– Ma, alla fine, che senso ha?
– Che senso ha cosa?
– Non so, quello che mi sta capitando. Tutto.
– Tutto? [il padre ridacchia imbarazzato] Che senso ha? Insomma, l’unica cosa che posso dirti con certezza è che io non ci capisco un tubo. Né io né nessun altro, chiaro? Vedi: la verità è che improvvisiamo tutti. La buona notizia, comunque, è che stai provando delle emozioni. E queste devi tenertele ben strette.


Ma la propensione di Mason a costruire castelli in aria non sembra appagata da questo elogio della vita sentimentale e la scena finale del film ce lo mostra immerso in una delicata conversazione sul tempo: siamo noi che cogliamo l’attimo o non sono piuttosto gli istanti che afferrano noi?

Elogio degli eccessi della filosofia

L’effetto generale che l’itinerario mentale di Mason ha sullo spettatore è incantevole. Ecco – viene spontaneo esclamare – la filosofia nella sua forma più pura: la graduale comparsa di uno sguardo stupito, ribelle, famelico sul mondo!

[...]

Paolo Costa


***


Da NS 1, Settembre 2015

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______________________
* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).