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Heidegger e l’antisemitismo

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Insegnare filosofia - Spazio docente


 

La discussione in corso sull’antisemitismo e Heidegger – alla luce dei Taccuini neri in corso di pubblicazione in Germania -  ha portato Donatella di Cesare, in vari articoli e in un libro pubblicato da Bollati Boringhieri, ad affermare che in gioco sarebbero tre questioni: una rivisitazione del pensiero di Heidegger, alla luce dell’antisemitismo metafisico che emerge da queste pagine; la necessità di ripensare l’essenza filosofica della Shoà; la necessità di una «storia dell’antisemitismo nella filosofia che attende ancora di essere scritta». Partiamo da quest’ultima osservazione: in realtà  questa storia è già stata scritta , per il periodo che va da Kant ai critici di Hegel, da uno storico della filosofia bresciano, Francesco Tomasoni, in un volume del 1999 (La modernità e il fine della storia. Il dibattito sull’ebraismo da Kant ai giovani hegeliani, Morcelliana), subito tradotto in inglese con successo da Kluwer.

 

Un libro dove, con finezza, l’autore mostra come l’antigiudaismo, e il possibile esito antisemita,  in questi filosofi sia alcunché di complesso: l’immagine che il giovane Hegel ha dell’ebraismo non è la medesima che v’è nelle tarde lezioni berlinesi.  È un antigiudaismo filosofico, e non razziale. In Marx l’antigiudaismo fa tutt’uno con una prospettiva emancipatrice per gli stessi ebrei – che devono superare politicamente la loro separatezza. Il che mostra come l’antigiudaismo abbia radici profonde nella filosofia, e sfaccettature diverse. Passiamo al secondo punto: davvero fino ad oggi non è stata pensata l’essenza filosofica e teologica della Shoà? Le opere di un Adorno cosa sono se non una riflessione su questa essenza inscritta, per lui, nella storia stessa della razionalità occidentale? Per non dire del coté teologico della questione: le opere di Jurgen Moltmann e Johannes Baptist Metz, pubblicate in Italia da Queriniana, non sono un prender sul serio questa cesura nella storia dell’alleanza di Dio con il popolo ebraico? Basti qui il rimando agli studi di Massimo Giuliani sulla recezione della Shoà nel cristianesimo e nell’ebraismo (Morcelliana), o anche alla lezione di Paolo De Benedetti.


Per finire, la questione Heidegger e i Taccuini neri, sulla quale sono da vedere le sobrie pagine di Vincenzo Costa (Heidegger, La Scuola, appena pubblicato). Che questi Taccuini facciano emergere il lato urticante del suo antigiudaismo metafisico, è una conferma, direbbe Adorno, del suo carattere risentito e piccolo borghese, da provincia del Sud della Germania. Ma davvero, come ha per ultimo sostenuto in modo chiarificante Emanuele Severino, il pensiero filosofico di Heidegger – racchiuso in opere quali Essere e Tempo, Nietzsche, In cammino verso il linguaggio - è riducibile alle miserie psicologiche, per quanto ributtanti, del suo io empirico? Il testo filosofico ha la sua verità indipendentemente dal vissuto esistenziale di un autore. Altrimenti, la censura verso Heidegger andrebbe estesa – sia pur con una gradazione inferiore? – ai testi di Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Marx… Ma la verità di un testo filosofico non sta nei suoi effetti? In tal senso, questi neoassertori di una Norimberga filosofica dovrebbero riflettere sulle testimonianze di due partigiani antifascisti.  

 

Pietro Chiodi, partigiano di origini bresciane e primo traduttore italiano di Heidegger, raccontava questo aneddoto: arrestato da un comando nazista e interrogato da un ufficiale su che lavoro facesse, rispose: “Traduco dal tedesco”. “Cosa traduce?”, chiese l’ufficiale. “Heidegger”, rispose Chiodi “Certamente un comunista”, chiosò l’ufficiale. René Char, grande poeta francese e partigiano antinazista, fu il primo in Francia a invitare Heidegger a tenere seminari nel dopoguerra, quando Heidegger era bandito dalle università tedesche per il suo passato nazista. Questo per dire che, per nostra fortuna, la verità dei testi filosofici trascende le pur tremende banalità umane – il male commesso - dei pensatori. Proprio perché lo spirito soffia dove vuole. E anche quello della filosofia talvolta ispira anche individui moralmente riprovevoli, riscattando, nel cielo del pensiero, quella che è la giusta condanna teologica all’inferno.

Ilario Bertoletti

 

OPINIONI E ARTICOLI

 

 
 

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______________________
* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).