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LA DISABILITÀ A SCUOLA

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

L’esempio dei genitori è fondamentale per agevolare i legami di amicizia con i compagni disabili. Come parlarne in famiglia e rispondere alle domande di nostro figlio? «Il primo passo è di non negare la disabilità, ma di spiegarla con serenità» chiarisce la psicologa di Sonia Piana in questa intervista
 
Affrontare il tema della disabilità a scuola con i propri figli può essere motivo di confronto, a patto che si riesca a farlo con naturalezza e serenità. Abbiamo chiesto consiglio alla dottoressa Sonia Piana, psicologa e psicoterapeuta presso la residenza sanitaria assistenziale San Giacomo di Torino, specialista in terapia famigliare.
 
Che cosa significa confrontarsi con la disabilità a scuola?
I bambini disabili vengono introdotti a scuola già dalle classi materne. Ci sono diversi tipi di disabilità, che coinvolgono l’attività motoria, psicologica o relazionale. È bene ricordare fin da subito che i bambini in generale reagiscono in maniera diversa, rispetto agli adulti, di fronte a una disabilità: si pongono meno domande e l’accettano in modo più naturale, “aggiustandosi” da soli e gestendola con serenità. L’obiettivo a scuola è di favorire l’integrazione tra i bambini, grazie anche al supporto di insegnanti specializzati. Sono fondamentali tutte quelle attività che agevolano i rapporti tra i compagni di classe, come le gite scolastiche, i giochi, i momenti di svago. Il supporto dei compagni è fondamentale, sono loro che agevolano i rapporti, coinvolgendoli nelle attività.
 
Come parlarne al proprio figlio?
Spesso sono i genitori ad avere paure, timori e insicurezze nei confronti della disabilità. Questi stati d’animo vengono involontariamente trasmessi ai figli. Il bambino che per la prima volta si confronta con il compagno di classe disabile, può avere un primo momento di smarrimento e una volta a casa può fare molte domande. Il primo passo è di non negare la disabilitàma di spiegarla con serenità senza tralasciare le motivazioni del perché il bambino si trova sulla sedie a rotelle, o perché mangia o parla o cammina in un determinato modo. Sincerità e naturalezza sono le carte vincenti. Se il bambino è spaventato o si preoccupa o ha paura, il genitore deve farsi vedere calmo e tranquillo, per nulla spaventato.
 
Ci sono dei comportamenti da adottare per favorire l’integrazione?
L’insegnante di sostegno ha il compito di fare da mediatore tra la classe e il disabile, ma sono soprattutto i compagni ad avere il compito di interagire con il bambino disabile, non soltanto a scuola, ma anche durante i ritrovi extra scolastici come le gite e le feste di compleanno. Il ruolo dei genitori in questo caso è fondamentale perché l’esempio che si ha in casa influenza e determina l’atteggiamento nei confronti della disabilità e la capacità, o meno, di creare un legame di amicizia.


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* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).