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Concorso a cattedre 2016. Preparare la lezione

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

[Da: Manuale concorso a Cattedre 2016. Scuola primariaEditrice La Scuola]


Sommario:
Autonomia organizzativa e didattica
Progettualità e curricolo
Programma, programmazione e progettazione
Progettare una lezione
La comunicazione didattica

 

Autonomia organizzativa e didattica

L'azione di progettazione della scuola trova la sua piena giustificazione nell’autonomia scolastica che, nelle sue varie articolazioni (organizzativa, didattica, di ricerca e di sviluppo), assegna all’istituzione scolastica il diritto/dovere di assumere  e svolgere funzioni di gestione, di servizi e di prestazioni di natura pubblica (la cui norma fondamentale è il Regolamento dell’autonomia scolastica, d.P.R. 275/1999, attuativo della l. 59/1997).
L’autonomia organizzativa è finalizzata a promuovere l’efficacia e l’efficienza del servizio scolastico attraverso forme di organizzazione del personale docente e non docente e utilizzo dell’orario in modo flessibile e diversificato. l’autonomia didattica, a sua volta, ha lo scopo di garantire il raggiungimento degli obiettivi generali dell’istruzione attraverso la progettazione libera e consapevole di metodologie, strumenti, tempi e setting, secondo il monte ore annuo previsto per ogni singola disciplina e attraverso l’adozione di strumenti di verifica e di valutazione del percorso scolastico.
La libertà di insegnamento, promossa e garantita dall’autonomia scolastica, fa sì che la scuola e i docenti possano scegliere gli strumenti, le metodologie, i tempi e l’organizzazione che ritengono più efficaci per il raggiungimento dei traguardi prefissati nel percorso di formazione.
La scuola autonoma (flessibile e attenta alla valutazione della qualità dell’offerta formativa, alle esigenze sociali e alle risorse del territorio) esige un elevato livello di professionalità docente capace di organizzare, progettare e fare ricerca.
I docenti infatti sono chiamati a organizzare i loro insegnamenti attraverso una didattica anche di tipo modulare (una didattica, cioè, che prevede una tempistica predefinita, rigorosamente articolata per unità di lavoro, finalizzata a precisi obiettivi formativi); in funzione degli standard di apprendimento degli allievi definiti dall’istituzione scolastica; in base a criteri di verifica e di valutazione dei risultati e dei processi di formazione; all’interno di un contratto formativo che, rispetto alle scelte e ai risultati previsti, è in grado di coinvolgere responsabilmente gli alunni stessi e altre istituzioni del territorio.
 
Progettualità e curricolo
L’applicazione della logica della programmazione alla complessità della situazione formativa ha portato a introdurre il concetto di curricolo. la parola latina curriculum deriva da currere e richiama l’idea del percorso da svolgere e seguire nelle sue varie tappe.
La progettazione del curricolo è espressione della libertà di insegnamento e dell’autonomia scolastica ed è tesa a formulare l’identità dell’istituto attraverso l’esplicitazione delle scelte della comunità scolastica (cioè della definizione degli scopi educativi, delle modalità organizzative e delle esperienze formative che permettono di raggiungerli, degli obiettivi e della valutazione).
La realizzazione del curricolo da parte dei docenti è quindi occasione di confronto e di approfondimento e prevede:
  • la possibilità di gestire i vari saperi per aree, al di là delle rigidità dipartimentali e disciplinari, secondo prospettive formative europee che mirano allo sviluppo delle competenze chiave di cittadinanza (come regolato dalle Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il I ciclo dell’istruzione, a cura del MiuR, del 2007 e, da ultimo, del 23 luglio 2012);
  • l’esigenza di promuovere la contrattualità formativa (attraverso un progetto esplicitato e comunicato alle famiglie e agli stessi studenti, mediante regolamenti idonei a garantire il funzionamento dell’istituto e, nello stesso tempo, la promozione della persona);
  • la capacità di valutare in senso formativo e secondo una logica orientante;
  • la possibilità di modificare la metodologia d’insegnamento, utilizzando diverse strategie finalizzate a promuovere il dialogo, il confronto e lo sviluppo del pensiero critico;
  • la disponibilità a promuovere il raccordo tra teoria e pratica, tra scuola e lavoro;
  • la diffusione del metodo collegiale rispetto alle azioni di sperimentazione e di ricerca su tematiche di attualità culturale e sociale (multiculturalità, cittadinanza e costituzione, emergenza educativa, ecc.);
  • la promozione della cultura della cittadinanza attiva e dell’assunzione di responsabilità (nei confronti degli altri, delle cose e dell’ambiente).
Gli ambiti di riflessione indicati costituiscono lo sfondo e la prospettiva formativa per l’azione di progettazione del curricolo della scuola, parte sostanziale del Piano dell’offerta formativa. all’interno del curricolo vengono assunte e rielaborate le Indicazioni nazionali e, nel rispetto e dell’autonomia e nell’ottica della sua sempre maggiore valorizzazione, vengono esplicitate le scelte specifiche delle singole scuole (i contenuti, i metodi, l’organizzazione e la valutazione, coerenti con i traguardi formativi previsti). Oltre alle Indicazioni precedentemente citate, vanno ricordate anche le Indicazioni nazionali relative ai licei, agli istituti tecnici e agli istituti professionali, emanate dal Presidente della Repubblica il 15 marzo 2010.

Gli elementi propri della progettazione del curricolo d’istituto sono:
  • il profilo dello studente;
  • i traguardi per lo sviluppo delle competenze;
  • gli obiettivi di apprendimento, specifici per ogni disciplina;
  • le esperienze di apprendimento più significative;
  • le scelte didattiche e le strategie metodologiche più efficaci.

L’elaborazione del curricolo costituisce quindi per la comunità professionale un percorso di partecipazione e di apprendimento continuo, attraverso il quale si sviluppano e si organizzano la ricerca e l’innovazione scolastica.

Preparare la lezione

Programma, programmazione e progettazione

L’elaborazione del curricolo, definito anche come «il complesso integrato dell’e sperienza scolastica compiuta dallo studente in quanto intenzionalmente rivolta a seguire il fine della sua formazione» richiede chiarezza rispetto alle matrici progettuali che si intendono assumere.
È perciò opportuno riflettere su ciò che è implicato dalle nozioni di programma, programmazione e progettazione.
 
L’attività fondata sul programma e sulla sua attuazione ha come riferimento i contenuti da apprendere, proposti mediante modalità di insegnamento unidirezionali (la lezione frontale). il modello è piuttosto rigido e può raggiungere dei buoni risultati formali: la presentazione dei contenuti, chiara, precisa e circostanziata assume che gli allievi comprendano e memorizzino le conoscenze e sappiano fornire prova dell’assimilazione dei contenuti, esibendo impegno, applicazione e capacità di analisi e di sintesi. la responsabilità dell’eventuale esito negativo della prova è attribuita al discente e la valutazione conclusiva si limita a formalizzare il risultato, positivo o negativo. il metodo assunto dal docente (attuare il programma, spiegandone i contenuti e valutando i risultati) presume che la cultura e i saperi siano direttamente trasmissibili e, allo stesso modo, assimilabili.
 
In modo significativamente diverso, l’attività fondata sulla programmazione prevede che il riferimento del docente non siano solo i contenuti, che assumono una valenza strumentale, ma anche il processo cognitivo dell’alunno.
 
Il modello risulta flessibile (si può programmare per obiettivi, per contenuti, per progetti, per concetti, per competenze, ecc.) e i risultati dipendono anche dalle capacità del docente di adattare la programmazione al contesto di apprendimento e di intervenire sistematicamente per modificare il percorso là dove risulta poco efficace. L’attenzione viene posta sulle attitudini e disposizioni oggi richieste, da promuovere attraverso i concetti portanti delle discipline che hanno lo scopo di fornire le strutture cognitive degli allievi. il processo di insegnamento/apprendimento deve essere costantemente monitorato; la programmazione verificata e adattata in itinere; la valutazione riguarda non solo l’acquisizione di conoscenze e abilità, ma lo sviluppo di competenze.
 
La programmazione richiede di analizzare le risorse e le competenze presenti e necessarie, di prevedere le eventuali difficoltà, di individuare le strategie e di prevedere la costruzione di percorsi attraverso la connessione fra le discipline e concetti fondamentali da acquisire.

Le risorse dei docenti si riferiscono alle loro competenze disciplinari, pedagogiche, didattiche, comunicative e relazionali; le risorse degli allievi riguardano le potenzialità cognitive nel rispetto delle diverse età evolutive, i livelli e i ritmi di apprendimento, le preconoscenze e i prerequisiti disciplinari. le competenze degli alunni possono essere accertate attraverso griglie di osservazione, test e prove.

I riferimenti per la programmazione didattica curricolare sono i documenti internazionali, le Indicazioni Nazionali, il Piano dell’offerta formativa di ciascuna scuola, il curricolo d’istituto, ovviamente rielaborati dai consigli di classe e dai singoli docenti.

Le fasi del lavoro di programmazione individuale e collegiale dei docenti possono essere così riassunte:
  • definire le finalità generali e specifiche per ogni ordine di scuola; formative e disciplinari;
  • enucleare le competenze e gli obiettivi formativi, relazionali, cognitivi (trasversali e disciplinari);
  • prevedere i contenuti disciplinari, multidisciplinari e interdisciplinari;
  • predisporre le strategie, gli strumenti utili per promuovere e potenziare conoscenze, abilità, atteggiamenti con cui strutturare le competenze;
  • definire tempi e modi per il monitoraggio (strumenti e modalità di osservazione finalizzati a rilevare il grado di motivazione, la modalità di partecipazione, il livello di coinvolgimento, i processi cognitivi in atto);
  • verificare (quantificare le conoscenze/abilità raggiunte e descrivere i progressi compiuti e i risultati ottenuti);
  • valutare (misurare attraverso un voto finale la qualità dell’apprendimento).
In generale, e guardando ai contributi teorici più recenti, l’attività di progettazione, oltre a presentare le caratteristiche già proprie della programmazione (flessibilità, sistematicità, contestualizzazione e intenzionalità), si ispira a un’idea ancora più aperta e dinamica di azione formativa, costruita su ipotesi di lavoro che richiedono di essere continuamente verificate e, se necessario, modificate sul campo. La progettazione (progettare significa pensare, ideare una soluzione ed esperire il modo per realizzarla) nasce dall’individuazione di un problema/bisogno, di natura formativa, rispetto al quale si ipotizza un progetto (una mappa generale di intervento), si selezionano le strategie didattiche ritenute più idonee con attenzione ai tempi e agli strumenti e si monitora il processo rilevando gli eventuali errori, modificando le strategie, ristrutturando il frame in funzione dello scopo.
 
Progettare una lezione
 
Ogni azione formativa presuppone di sapersi interrogare sugli esiti che si vogliono ottenere e sulle strategie che si intendono mettere in atto per raggiungerli. da qui l’esigenza di progettare e di programmare prevedendo le operazioni da svolgere, i soggetti che le devono compiere e gli strumenti da utilizzare.
La progettualità richiede inoltre un impianto valutativo in grado di monitorare e verificare i risultati via via conseguiti, i processi attivati ed eventuali scarti tra ciò che è stato progettato e ciò che è stato raggiunto. l’insieme delle azioni formative (che possono prevedere momenti di riflessione operativa, teorica, laboratoriale), delle esperienze e opportunità di apprendimento realizzate anche fuori dalla scuola e delle lezioni progettate in modo sistematico costituiscono percorsi didattici articolati secondo specifiche forme di comunicazione e di mediazione didattica, e calibrati in base all’età e ai bisogni degli studenti.
I percorsi didattici prevedono quindi il passaggio dalla logica generica e lineare degli obiettivi specifici di apprendimento alla logica specifica e complessa del percorso disciplinare e trasversale e l’individuazione dei soggetti coinvolti nella progettazione (singolo docente, consiglio di classe, docenti di area o di dipartimento disciplinare).

Le operazioni che il docente compie in fase di progettazione e di realizzazione delle lezioni previste nel percorso didattico richiedono di:
  • individuare il gruppo classe di riferimento;
  • analizzare la situazione di partenza culturale generale del gruppo classe per
  • determinare le finalità e gli obiettivi didattici che si intendono perseguire;
  • fare l’analisi degli obiettivi specifici di apprendimento per individuare la valenza formativa della disciplina di riferimento;
  • scegliere i percorsi didattici da proporre e i contenuti significativi per raggiungere gli obiettivi stabiliti;
  • collegare i contenuti, anche in chiave multidisciplinare e/o interdisciplinare;
  • integrare i concetti e le abilità che man mano gli allievi acquisiscono;
  • prevedere l’uso di diverse tipologie di lezioni al fine di coinvolgere tutti gli allievi;
  • scegliere le metodologie, le strategie per il sostegno e il recupero;
  • scegliere le tipologie e gli strumenti di verifica e definire i criteri di valutazione(rivolta sia agli alunni, sia al percorso attivato).
La lezione costituisce la principale, se non unica, forma di mediazione didattica proprio perché appartiene all’immaginario collettivo della scuola ed è legata a modelli di insegnamento che prevedono di trasmettere contenuti disciplinari con la medesima modalità, in tempi ragionevolmente brevi, a tutti gli allievi.
Essa deriva dall’uso medioevale che prevedeva, oltre all’esposizione – condotta rigorosamente su un testo (da cui lectio, da legere) – il confronto tra le tesi dell’autore letto (e, talora, del maestro) e quelle contrarie (disputatio).
 
Oggi, la lezione si è svuotata della sua originaria valenza dialettica ed è divenuta l’esposizione di nozioni, simbolo della ben nota modalità trasmissiva del fare scuola. Proprio il fatto che la lezione verbale o espositiva sia chiara, ben organizzata e faciliti la memorizzazione e quindi la restituzione delle cose ascoltate porta all’errore valutativo di scambiare le conoscenze che l’alunno ha memorizzato con la loro comprensione. In particolare si possono individuare i rischi del verbalismo (ipse dixit: le parole del docente – o del testo – rappresentano l’unica forma di mediazione didattica), del nozionismo (l’alunno viene sollecitato a ritenere e ripetere informazioni senza preoccuparsi di elaborarle) e dell’enciclopedismo (la preoccupazione quantitativa prevale su quella qualitativa). la spiegazione scolastica (propria della lezione), a differenza della spiegazione scientifica, si esaurisce in un’analisi descrittiva, ha carattere pressoché definitorio, non è quasi mai problematica e aperta ed è trasmissiva, difficilmente lascia spazio per la ricerca personale.
Per lezione strutturata, invece, si intende un metodo espositivo (di impronta fortemente comportamentista) che si configura come procedura scientifica e che organizza la trasmissione del contenuto attraverso un consapevole controllo delle varie sequenze di apprendimento (fase dell’attenzione durante la quale si suscita una certa disposizione, fase della codifica durante la quale si indirizzano gli allievi verso il compito di apprendimento e fase della prestazione durante la quale avviene l’apprendimento, gli allievi restituiscono ciò che hanno assimilato e vengono rinforzati per ottenere da loro risposte corrette). il limite rimane nella convinzione che previsione e controllo del percorso di insegnamento siano sufficienti a garantire apprendimento. tuttavia, pur non essendo l’unico mezzo di comunicazione formativa, la lezione può costituire, se viene utilizzata in forme diverse, a seconda delle esigenze didattiche, una modalità efficace.
La lezione integrale sposta l’accento dall’oggetto di studio al soggetto che apprende e si pone come sintesi tra l’istanza logica e l’istanza psicologica, con la convinzione che la formazione mentale esige un procedimento logicamente ordinato e la formazione integrale della personalità postula il contributo sinergico di tutte le potenzialità (intelletto, affettività, memoria, immaginazione, volizione, ecc.).
una lezione così concepita viene articolata in tre momenti: orientamento iniziale (si mette l’allievo a contatto con l’oggetto); analisi e ricerca attiva, sintesi finale (attraverso uno schema, un’esposizione, una relazione conclusiva). la comunicazione docente-allievi non è esclusivamente unidirezionale (come nella lezione verbale) ma prevede e sollecita la partecipazione e l’interazione degli alunni con il docente (sotto forma di discussione guidata o di colloquio).
La lezione frontale può essere ritenuta ancora significativa, purché contenuta all’interno di un breve periodo (dai dieci ai venti minuti) e se precedentemente strutturata nelle tre frasi che la compongono: l’esposizione della regola (breve inquadramento generale), la presentazione dell’esempio (elaborazione attraverso spiegazioni, illustrazioni, collegamenti) e ridefinizione della regola (ricapitolazione e ripetizione dell’intervento iniziale).
 
I modelli di lezione presenti nella scuola, anche se con efficacia diversa, propongono diverse sequenze: deduttiva (si parte da una premessa e attraverso principi e sviluppo degli argomenti si giunge alle conseguenze pratiche); induttiva (si parte da un caso particolare e attraverso riflessioni e concetti si giunge alle conoscenze più generali); per problemi (si parte da domande significative, si scoprono le significatività del problema affrontato, si cercano soluzioni per giungere alle conclusioni e alle conseguenze).
Nonostante questi tentativi di adattarla alle nuove situazioni di apprendimento, la lezione è ancora la lezione e i suoi “confini”, pur ampliati e riqualificati, rimangono il relatore-insegnante e l’allievo-uditore.
È perciò opportuno riconoscere alcune condizioni metodologiche che possono modificare i comportamenti assunti durante la lezione, quali:
l’esplicitazione agli alunni degli obiettivi che si intendono raggiungere;
la focalizzazione dei nodi tematici che si intendono sviluppare;
la valorizzazione delle conoscenze degli alunni;
la verifica in itinere riguardo alla comprensione dei contenuti;
l’emergere del significato formativo del percorso proposto e quindi della motivazione all’apprendimento;
la chiarezza espositiva del docente.
È senz’altro utile, infine, ricondurre il tema della lezione nell’ambito della logica della comunicazione. la teoria della comunicazione ha sviluppato il rapporto tra emittente e ricevente ed ha aggiunto a questi elementi il concetto di interattività.
 
La comunicazione didattica
 
La buona riuscita della lezione non può prescindere dal contesto in cui avviene e quindi dal clima di apprendimento sereno e stimolante, dalle relazioni che vengono a instaurarsi tra gli allievi e il docente e con i saperi, nonché dalla capacità dell’insegnante di rendere partecipi gli alunni nel loro processo di apprendimento. una buona competenza relazionale e comunicativa richiede desiderio di apertura, capacità di ascolto ed empatia, congruenza tra comunicazione verbale e non verbale, chiarezza, precisione e concisione.
Le gestione della comunicazione durante la lezione è perciò uno degli aspetti determinati il buon esito dell’insegnamento. Va tenuto presente che nella comunicazione si utilizzano sempre due canali: il canale razionale, che riguarda il piano dei contenuti da trasmettere (che cosa si comunica), e il canale emozionale, strettamente legato agli aspetti emozionali e relazionali che accompagnano l’evento comunicativo (come si comunica). alcuni atteggiamenti possono promuovere od ostacolare la comunicazione e quindi il processo di l’insegnamento/apprendimento; averne consapevolezza è uno degli indicatori di una corretta professionalità docente.
Diverse strategie comunicative inoltre possono contrassegnare specifiche modalità di lezione:
  • alternare brevi esposizioni a domande o frasi da completare caratterizza una lezione di tipo euristico (l’insegnamento ipotetico-euristico di Bruner) nella quale insegnante e allievo cooperano, lo studente non è solo un ascoltatore, ma prende parte alla costruzione del sapere, problematizza ciò che il docente propone;
  • proporre concetti e modelli che anticipano le acquisizioni fondamentali significa permettere agli allievi di intuire gli oggetti finali del percorso di apprendimento o i criteri del lavoro che dovranno svolgere;
  • presentare i contenuti attraverso le forme del racconto consente di incontrare e promuovere una delle dimensioni del pensiero oggi maggiormente impiegate: il pensiero narrativo;
  • usare mediatori didattici (attivi, iconici e simbolici) e supporti di tipo visivo (ad esempio la tecnica del brain storming) o multimediale può essere efficace per introdurre un argomento, creare interesse, rinforzare un processo, sintetizzare informazioni.
In sintesi, una comunicazione didattica efficace può essere definita, ha scritto Moscato, come «espressione di un pensiero che pensa un oggetto definito insieme a un destinatario designato».
 

[Da: Manuale concorso a Cattedre 2016. Scuola PrimariaEditrice La Scuola]
ScuolaTest - manuale concorso a cattedre 2016







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