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Scuole italiane a lezione di computer. Più della metà degli insegnanti non ha mai sperimentato il coding

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Il progetto “Programma il Futuro” avviato l'anno passato del Miur in collaborazione con il Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l'Informatica) va nella direzione di formare gli studenti più giovani (e con loro molti docenti) ai concetti base dell'informatica. Partendo, ed è questa la nuova scommessa intrapresa dal governo con il supporto di varie aziende tecnologiche (Telecom Italia, Samsung, Facebook, Google e altre) da una disciplina importante come la programmazione, il cosiddetto “coding”, insegnata agli alunni dagli 8 ai 14 anni attraverso strumenti di facile utilizzo e che non richiedono un'abilità particolarmente avanzata al computer.
Quello della scuola 2.0 è un tema che vede impegnata da tempo, e molto attivamente, Samsung Electronics e la “Settimana Europea della Programmazione” è stata l'occasione per organizzare lezioni aperte di “coding” presso la sede milanese della società coreana
Da queste basi è nata la ricerca condotta dal Cremit dell'Università Cattolica di Milano nell'ambito dell'Osservatorio sui Media Digitali a Scuola.
L'indagine ha preso in considerazione le risposte di un campione di circa un migliaio di soggetti (circa 460 gli studenti) e ha detto a chiare lettere come il “fenomeno” sia stato finora un oggetto sconosciuto o poco sperimentato. Nello specifico, più della metà degli insegnanti non avevano mai sperimentato il coding e il 70% degli studenti non aveva mai fatto attività di questo genere in classe (quanto ai genitori, il 74% non ne aveva mai sentito parlare).
Diverse sono le chiavi di lettura per interpretare il livello di conoscenza dei linguaggi digitali, e fra queste, come ha spiegato il direttore del Cremit, Pier Cesare Rivoltella, spiccano quelle che vedono il coding come un utile elemento di prospettiva in chiave professionale e funzionale a liberare le potenzialità creative dei ragazzi.
Le tecnologie da sole, come ha confermato anche il primo rapporto redatto dall'Ocse sulle Digital Skills e reso pubblico a metà settembre, non possono bastare. Pc e tablet in classe, in parole povere, non migliorano al momento il rendimento scolastico degli studenti. Anzi rischiano di essere controproducenti. Ma la strada del digitale è anche l'unica per dare sostanza all'idea di una didattica innovativa. Ne è convinta l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e, forse, se ne stanno rendendo conto anche i docenti italiani che hanno imparato, in questi mesi, a “fare coding” al fianco dei propri alunni.
 
di Gianni Rusconi
da “Il Sole 24ore” 13 ottobre 2015
 






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**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).