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“La sfida educativa? Un’avventura da vivere con stupore”

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Insieme a Domenico Barrilà, autore di Bambini. Perché siamo come siamo  – con la  moderazione di Lucilla Perrini – l’incontro di maggio dei Lunedì della “Scuola” si è focalizzato sul mondo dei minori, ribaltando le “false certezze” che popolano l’odierno assetto educativo, sia esso genitoriale, scolastico o pedagogico.

L’Autore, basandosi sulla Psicologia Individuale di Alfred Adler – precursore della psicologia sociale e della psicoterapia di gruppo, fu tra i primi ad applicare la psicologia al campo educativo, dando importanza alla dimensione della prevenzione – ha sottolineato come noi “grandi”, in sostanza, «siamo solo attori più collaudati dei bambini».
Grazie a questa premessa, dunque, sforzarsi di metterci nei loro panni, oltre ad essere consequenzialmente doveroso, risulta anche “naturale”, nell’ottica di una partita empatica di grande impatto. La cui ricaduta ci investe appieno, riuscendo a spiegarci, appunto, Perché siamo come siamo nel leggere lo sguardo del bambino che eravamo.
«E’ attorno ai 5/6 anni – ha spiegato Barrilà – che si crea la struttura identitaria, la quale poi tende a persistere. Lo stile di vita individuale sarà tipico e specifico, ma la somiglianza tra adulto e bambino resta. Il primo, in sintesi, è solo più ‘raffinato’ (nel senso di meno genuino) del secondo, per il quale non esistono sfumature o sottofondi: lui è quello che è».
Ciò che accomuna profondamente i “grandi” con i più piccoli sono i bisogni fondamentali: piacere agli altri, somigliare al prossimo, sentirsi al sicuro. «Contare qualcosa per qualcuno – ha sottolineato lo psicanalista – è il grande compito istituzionale delle persone; i bambini vogliono essere chiamati per nome, venire riconosciuti, e poiché si sentono inadeguati si sforzano di piacere con maggiore intensità». La ‘sfacciataggine’ dei minori è un dato naturale, che si coglie appieno nell’interazione con il prossimo: momento decisivo per capirne lo stato di salute.
«Somigliare è un altro elemento essenziale – ha poi specificato l’Autore – nella vita dei bambini, perché proprio in quel momento dell’esistenza essere come gli altri ci rassicura sulla nostra ‘normalità’. L’insicurezza, nei più piccoli, è un dato quasi fisiologico (il mondo è grande, il cucciolo d’uomo è piccolo, indifeso, e sperimenta un lungo periodo di inettitudine), che riporta all’altro bisogno fondamentale: sentirsi protetti, al sicuro».
 
Comprendere ‘come’ vengono raggiunti tali bisogni fa la differenza non tanto tra 'salute' e 'malattia' – «tendenza recente è un pericoloso travaso dalla normalità alla malattia, quando basterebbe invece molta prevenzione» –, quanto fra 'giusto' e 'sbagliato'.  
«Se, nell’ansia di giungere a questi obiettivi, il bambino adotta una posizione pro-sociale, nel rispetto altrui, avverrà una buona crescita – ha commentato Barrilà –, al contrario, se si armerà con la sopraffazione sorgeranno dei problemi».


L’Autore, ponendosi domande essenziali quali "per chi educhiamo? Conosciamo i nostri figli?", ha fatto chiarezza in merito a ciò che compone il "brodo educativo" in cui navigano i più piccoli: tutto ciò che ci circonda, che dà indizi sulla nostra natura, che tenta di spiegare la vastità della vita.
Tenendo conto della "logica privata" - ossia quella modalità di lettura del reale del tutto soggettiva, basata su impressioni congetturali dinnanzi agli eventi - e dell'influenza ambientale, l'Autore ha ricordato come l'"avventura educativa" si può vivere con senso di meraviglia e stupore («non esiste un bambino uguale all'altro»), tenendo a mente l'importanza dell'osservazione («il bambino è come l’universo: per capirlo devi guardarlo»), e la coerenza dei propri comportamenti («le asimmetrie educative, e le discordanze tra precetti e comportamenti fanno danni enormi: in primis la perdita di stima nei confronti dei genitori»).
 
La scuola, per lo psicanalista, resta l’ambiente sociale più sintomatico per imparare a conoscere i minori: «c’è un rapporto diretto tra la quantità di fiducia che un bambino ha nei propri mezzi ed il modo in cui occupa il territorio: il bambino astensionista, quello fraudolento o l’antisociale sono bambini che esplicano un rapporto alterato con lo spazio».
Barrilà, insomma, addestra ad osservare dalla giusta distanza, istituendo con i più piccoli una comunicazione vera, senza filtri, poiché essi non scindono il livello educativo dagli altri ambiti del quotidiano, ed ogni nostro gesto è ai loro occhi formativo.
Così come ogni loro attività, dal gioco, allo studio, ai sogni – che l’autore definisce poeticamente «una galleria del vento in cui si mette a punto l’aerodinamica della propria vita interiore» –, è un indizio a tinte forti su quel mondo interiore che formerà la personalità degli uomini di domani.


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* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).