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29/06/2015   41  Press Area  

La Grande Guerra: vittime e conseguenze

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 segnò la fine della Belle Époque: un lungo periodo di pace, di stabilità politica e di sviluppo economico della storia europea.
Le radici del conflitto sono da ricercare innanzitutto nel ruolo preponderante della Prussia nella creazione dell'Impero tedesco, nelle concezioni politiche di Otto von Bismarck, nelle tendenze filosofiche prevalenti in Germania e nella sua situazione economica, uniti al desiderio della Germania di assicurarsi sbocchi commerciali nel mondo.

Prima guerra mondialeDirettamente collegati ad essi i problemi etnici interni all'Impero austro-ungarico e alle ambizioni indipendentiste di alcuni popoli che ne facevano parte, il timore che la Russia generava oltre frontiera soprattutto nei tedeschi, la paura che tormentava la Francia fin dal 1870 di una nuova aggressione che aveva lasciato una forte animosità verso la Germania, l'evoluzione diplomatica del Regno Unito, che passò da un atteggiamento di isolamento a una politica di attiva presenza in Europa, la crisi dell’Impero ottomano, acuita dalle guerre balcaniche del 1912-13 e dal Trattato di Bucarest, che spinse la Turchia a stringere più saldi legami con l’Austria. Sin dall’epoca di Bismarck, i governi tedeschi aspiravano al controllo della Mitteleuropa (l’area centro-europea) e perseguivano una politica economica espansionista. Fra il 1887 e il 1912 il volume del commercio tedesco era più che raddoppiato, crescendo a un ritmo superiore a quello degli altri Paesi industrializzati. Inoltre l’accresciuta presenza economica della Germania nell’area balcanica e nel Medio Oriente preoccupava non solo gli Inglesi, ma anche i Russi, per i loro forti interessi in quelle zone. Tutte le potenze industriali avevano necessità di espandere il proprio mercato e di garantirsi il rifornimento delle materie prime. A questo scopo avevano creato dei grandi imperi coloniali, che occorreva difendere e possibilmente espandere. Perciò nacquero motivi di conflitto laddove le zone d’influenza non erano ben definite e dove si delineava la possibilità d’incremento delle attività commerciali da parte di un altro Paese.

Attentato di Sarajevo
Oltre a ciò, sin dai primi anni del Novecento, in larghi strati della popolazione si diffusero atteggiamenti favorevoli alla guerra.
La scelta dei governi di dichiarare la guerra o di entrare nel conflitto già in atto fu facilitata dal nazionalismo dilagante, dalle tesi razziste sulla salvaguardia dell’identità nazionale, dall’applicazione del darwinismo alle relazioni internazionali, cioè dalla convinzione che la guerra tra gli Stati fosse l’equivalente della lotta per la sopravvivenza nella natura, dal fatto che molti giovani vedessero nella guerra l’unica possibilità di cambiamento della situazione sociale e politica, l’occasione che avrebbe consentito loro di realizzarsi.
 
In una simile situazione internazionale, fu  sufficiente una “scintilla” per far esplodere il conflitto: il 28 giugno 1914, un nazionalista serbo, Gavrilo Princip, uccise a Sarajevo l‘erede al trono d’Austria , l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie, mentre erano in visita alla città (allora appartenente all’Impero austro-ungarico).  L’attentato era stato preparato a Belgrado e il governo serbo, secondo gli Austriaci, non aveva
fatto nulla per impedirlo. In realtà l’Austria approfittò del grave fatto di sangue per motivare un’aggressione militare alla Serbia e risolvere finalmente la questione balcanica.
 
Il 23 luglio l’Austria inviò alla Serbia un ultimatum che richiedeva entro 48 ore e conteneva richieste deliberatamente umilianti che il governo serbo non poteva accettare, perché avrebbe, di fatto, rinunciato alla piena sovranità sul proprio territorio. Di conseguenza, il 28 luglio, l’Austria dichiarò guerra.

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______________________
* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).