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La Pasqua ebraica – Pesach – si celebra in famiglia nei giorni compresi tra la sera del 14 e la sera del 22 del mese di Nisàn.


Il nome ebraico Pesach significa “passare oltre” ed è usato in Esodo 12,26-27 in riferimento alla decima piaga, con cui Dio volle punire gli Egiziani provocando la morte dei primogeniti e salvando i figli degli Ebrei. Con la Pasqua gli Ebrei ricordano la liberazione dalla schiavitù egiziana.

Il momento centrale della Pasqua ebraica è il Sèder Haggadah Pèsach, “Ordine del racconto della Pasqua”.
I partecipanti siedono al tavolo su cui è stato preparato un vassoio con questi cibi:
  • il pane azzimo, non lievitato, chiamato Matzah, in ricordo della fretta con cui Mosé e il suo popolo fuggirono dall’Egitto;
  • una zampa d’agnello, in ricordo del sacrificio pasquale che si offriva quando c’era il Tempio;
  • un uovo sodo che commemora la distruzione del Tempio, in quanto cibo che si consuma in periodi di lutto;
  • una foglia di erba amara in ricordo della schiavitù in Egitto;
  • una marmellata che ricorda nell’aspetto la malta che gli Ebrei erano costretti a preparare in Egitto quando lavoravano come muratori.
A tavola gli Ebrei apparecchiano anche per il profeta Elia, di cui si attende il ritorno, in qualità di araldo dell’era messianica.

Dopo la recita di una preghiera di consacrazione il celebrante, in genere il capofamiglia, solleva il vassoio, recita una formula in aramaico e poi spiega il significato della cerimonia.

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______________________
* Provvedimento del Garante per la Privacy dell’8 maggio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 dello scorso 3 giugno http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).