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04/11/2014   3  Dal Gruppo   41  Press Area   2  Tutte le news  

"A scuola con immaginazione", per riavvicinare la didattica alla vita

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

"Riavvicinare la Scuola alla Vita"
La Previsione come strumento didattico per riformare prassi e contenuti formativi
 
Editrice La Scuola ha proposto una riflessione a partire dall’ultimo saggio di Pier Cesare RivoltellaLa previsione. Neuroscienze, apprendimento, didattica (160 pp., 11 €), intitolata "A scuola con immaginazione".
Insieme all’Autore – con la moderazione del giornalista Andrea Lavazza, studioso di scienze cognitive – il primo incontro di novembre, per il ciclo de I Lunedì della “Scuola” è stato incentrato sul dibattito che negli ultimi anni, anche in Italia, ha posto in relazione le scoperte delle neuroscienze cognitive con l’insegnamento.
L’idea di fondo di La previsione, ha spiegato l'Autore, è pensare all’apprendimento come capacità concreta di formulare, appunto, previsioni. Rivoltella, di questa idea, indaga nel testo le ragioni e i presupposti teorici, mentre declina i meccanismi di formazione (ripetizione, memoria e imitazione). Il punto di arrivo è una prima descrizione di cosa significhi, nei contesti formativi, far crescere nello studente la capacità di immaginare le conseguenze di azioni e situazioni in un mondo mutevole, orientando la formazione verso lo sviluppo di «un’attitudine strategica alla soluzione dei problemi».
Una proposta didattica, dunque, che invita alla ricerca e alla sperimentazione. Ed ha riscosso notevole interesse nel pubblico in sala: tanti insegnati intenti a comprendere come far trasformare ai propri alunni le nozioni in senso critico, riconoscendo il valore delle “disconferme”, di tutte quelle incoerenze che rendono vero il detto “sbagliando si impara” (a prevedere).

“La previsione non è affatto scontata – ha esordito Lavazza – visto che la prima idea di apprendimento è quella di un sapere consolidato, una fotografia della realtà che differisce dallo strumento dinamico di comprensione di cui parla Rivoltella”.
Ragionando nell’ottica della radice evoluzionistica, per seguire il pensiero del giornalista, se i nostri antenati dovevano necessariamente anticipare ciò che accadeva attorno a loro per ‘salvarsi la pelle’, oggi le sfide sono ben altre: “ciò che dobbiamo anticipare, infatti, è l’intero ambiente sociale, nella sua mutevolezza”.

Un’introduzione dei meccanismi biochimici del cervello, ad opera di Lavazza, è stata poi utile per addentrarsi nella materia con maggiore consapevolezza, scoprendo che alcune dipendenze sono oggi spiegate come veri e propri disturbi (inconsci) dell’apprendimento. “Il cervello ama anticipare gli stimoli che riceve – ha spiegato il giornalista – e, capita una sequenza come ‘stabile’, la memorizza e si concentra sul nuovo, attuando, in caso di stimolazioni uguali e ripetute, una sorta di calo d’attenzione definita ‘abituazione’, alla quale corrisponde una diminuzione delle sensazioni di piacere connesse allo stimolo stesso”. La seconda porzione di dolce, infatti, ci soddisfa meno della prima, così come il terzo 30 e lode sul libretto universitario inizia a lasciarci meno entusiasti di come ci aspetteremmo. “Nell’abuso di droghe, ed anche nel gioco d’azzardo – ha continuato Lavazza – il cervello viene però ingannato: le scariche di dopamina restano costanti. Il meccanismo di base, dunque, deraglia”.   
 
Come far incontrare, tuttavia, Previsione e didattica?
Rivoltella ha individuato tre settori che, in ambito scolastico, hanno profonda attinenza con un iter formativo distante dalla ripetizione, e dall’apprendimento come esercizio passivo: il problema delle competenze, il curricolo e l’immaginazione.
Sul primo fronte, il professore ha insistito sulla necessità di insegnare agli studenti a sviluppare strategie di tipo adattivo, poiché, nella vita reale, i sistemi VDM (veridical decision-making, ossia atti a risolvere problemi relativamente ‘semplici’, che prevedono una soluzione vera e non molteplici interpretazioni) servono solo in minima parte, sebbene siano proprio questi “procedimenti” ad essere trasmessi nel 90% dei casi.
 
Sapere che il cervello opera per semplificazione (non possiamo, infatti, riprocessare tutti gli stimoli cui siamo soggetti) e categorizzazione (analogie e metafore per istituire correlazioni), ci fa comprendere come la sostituzione abbia un ruolo essenziale nell’apprendimento: “il transfert cognitivo – ha spiegato il professore – ci permette di usare poche isole modellizzanti di conoscenza, sacrificando i contenuti ‘altri’, superflui”.
“Ecco quindi che ridurre il curricolo – ha proseguito Rivoltella -, rendendolo meno ‘grasso’, sarebbe uno strumento efficace per insegnare agli alunni a prevedere, anche quei contenuti che non sono stati trattati”.
 
Infine, rispondendo al titolo dell’incontro, ci si è soffermati sul significato educativo dell’immaginazione, che – ha ricordato l’Autore – “non c’entra con le quote artistiche stabilite nei programmi di studio, ma attiene all’atto decisionale. Agire senza passare attraverso all’apprendimento compiuto di tutto ciò che ci servirebbe per decidere – prendere delle ‘scorciatoie’, insomma, per non essere scavalcati dalla realtà che, altrimenti, ci anticiperebbe – è appunto immaginare. Ed insegnare ad immaginare, dunque, significa riavvicinare la scuola alla vita”.






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