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18/09/2013   41  Press Area  

Lavoro: una grande inchiesta sui giovani

01/01/2012 (FACOLTATIVA)

Un libro presenta i risultati del dossier preparato dal’istituto Demopolis per IAL e CISL. 
Raffaele Bonanni: “Mettere il lavoro al centro dell’economia e, ancor prima, della politica”. Michele Colasanto: “Disincanto, ma non resa”.
La crisi economica?  “Non deve essere un alibi per ridurre le risorse destinate all’istruzione e alla formazione”. Lì sta la chiave del futuro: nella “formazione, adeguatamente bilanciata sulle necessità e sui fabbisogni delle imprese e dei lavoratori”. Parole di Raffaele Bonanni tratte dalla prefazione al nuovo volume pubblicato dall’Editrice La Scuola e curato da Michele Colasanto, “Inchiesta sui giovani. Tra disincanto e strategie di vita” (introduzione di Graziano Trerè, pagg.140, euro 14). Si tratta di un’ampia ricerca svolta dall’Istituto Demopolis per IAL e CISL. Un dossier puntuale e analitico, specchio di un intero segmento del Paese che - fra precarietà, incertezza occupazionale e tutele sociali ridimensionate- tenta di realizzarsi nella vita e nel lavoro. Quello dei cittadini fra under 34.  Una generazione finalmente al centro dell’agenda economica e politica e che attende i promessi investimenti sul capitale umano. Una fascia della quale si parla e si scrive - come afferma in queste pagine Pietro Vento, direttore di Demopolis – “con troppi stereotipi, senza quella necessaria riserva di pudore che sarebbe probabilmente dovuta a chi ha ereditato,senza averne colpa, situazioni che altri, in anni ormai lontani, hanno contribuito a creare”. Gli aspetti qualitativi e i dati dell’indagine demoscopica sono stati raccolti e organizzati ascoltando i giovani, studiandone le dinamiche di formazione e di ingresso nel mondo del lavoro, le modalità di orientamento, i vissuti personali e lavorativi, la percezione del futuro, le sicurezze attese, i punti di riferimento valoriali e istituzionali. La fotografia di una generazione in difficoltà, in cui il disincanto convive con un realismo insospettato e una forte capacità di adattamento che non è rassegnazione, mentre il lavoro attende un riconoscimento in tutto il suo valore sociale, in quanto strumento di emancipazione e di costruzione dell’identità individuale, ma anche elemento cardine della coesione sociale del nostro Paese .Tra le opportunità da mettere a disposizione dei giovani, anche Michele  Colasanto, docente di dinamiche occupazionali all’Università Cattolica,  insiste su  indicazioni  quali “privilegiare l’apprendistato come via di ingresso, dare qualità (e valore retributivo e previdenziale) agli stage, sviluppare contratti di solidarietà espansivi (a favore dei giovani), offrire periodi di servizio civile qualificanti anche sul piano professionale, rendere accessibili borse lavoro o borse di qualificazione all’estero, a sostegno dell’imprenditorialità giovanile“. E aggiunge: “a queste condizioni si può aprire un nuovo discorso” . Perché se è vero che “non sempre e non ovunque questo investimento è possibile, in ragione soprattutto dei contesti di riferimento: famiglia, territori, congiuntura economica, forza o debolezza delle credenziali formative” è proprio questo investimento a costituire “una delle sfide per i sistemi di welfare prossimo venturo”. E osserva: “Tra il disincanto e le strategie di sopravvivenza c’è forse un posto per il compimento di un disegno di vita, se appena sarà data qualche chance alle generazioni che stanno entrando in campo”. Insomma: “Disincanto, ma non resa”.
 






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**vedi: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2012/wp194_it.pdf#h2-8).